SCENE DA UN MATRIMONIO 

Sembra una storia fantastica eppure pare sia successo davvero in Sicilia l’altro giorno. Matrimonio con sorpresa o nozze con il morto? Un tempo avremmo assistito alla classica scena di un invito a cena con delitto: il neo sposo beccato in flagranza di reato con la gentile damigella durante il ricevimento e il padre della sposa che neanche a farlo apposta porta una pistola nella cinta e lo insegue tra i tavoli per dargli il ben servito mentre lui supplica il perdono . Invece non è andata proprio cosi anche se dalla richiesta di assoluzione, accompagnata al classico “ cara mi dispiace ma posso spiegarti” la povera mogliettina non sarà certo restata immune. Oggi giorno siamo meno tradizionalisti e cosi il suocero si è limitato a prendere a pugni il maritino lasciando a casa le armi e dando il la ad una rissa tra parenti, schierati ai lati opposti della stanza…una specie di gioco a ruba bandiera che si è trasformato in ruba marito, dove è lecito sferrare calci e pugni all’occorrenza.

È successo a Caltanissetta, una coppia di sposi che dispensa baci e sorrisi un minuto prima e improvvisamente si trova catapultata in un mare di paccheri. Lui non si trova più, deve essersi allontanato per andare al bagno avrà pensato la giovane donna. Ma dico io poverina, ad oggi convolare a nozze pare sempre più difficile, principi azzurri sono rimasti solo nelle favole e con questo nostro atteggiarci a pari grado, donne con i pantaloni, etc… i ranocchi scappano pure, altro che baci. Questa tizia ce l’aveva fatta, innamorata e felice decide per il fatidico SI e non solo non avrà la vita felice tanto agognata ma non è riuscita a regalarsi neppure una sana scopata con la fede al dito. Al contrario della damigella d’onore che avrà pensato di non accontentarsi del lancio del bouquet sull’onda di un ormone impazzito che l’ha spinta a consumare il tutto nella sala adiacente.

Dai su che ne sappiamo noi, magari ci saranno stati degli afrodisiaci a tavola o peggio i due si frequentavano già in gran segreto, insomma qualche attenuante l’avrà pure avuta questo tizio per dire alla moglie ( ex pardon) “posso spiegarti” . Lui fa anche un po’ pena, correre con i pantaloni abbassati per tutta la sala sarà stato umiliante anche per chi ragiona con i genitali al posto del cervello.

Tra moglie e marito non mettere…la damigella.. il dito non si usa più, è passato di moda.

 

CIAK SI GIRA 

Facciamo un esperimento, proviamo a mettere in una stanza un napoletano e un milanese e vediamo cosa ne viene fuori. Se son rose fioriranno dice il proverbio, anche se dubito che la coppia sia a prova di spine. Pasquale Esposito lo chiamiamo uno dei due, quale lo lascio immaginare a voi, l’altro è anonimo, ci tiene alla sua privacy, è una persona riservata. Il primo arriva sul due ruote a motore, lo parcheggia alla men peggio ad incastro tra le varie motociclette e la prima cosa che fa quando si siede è chiedere un caffè, nonostante il possibile ritardo. L’altro il caffè lo ha già bevuto, è arrivato in bicicletta, ha posato il caschetto vicino l’attaccapanni e mentre aspetta ha controllato l’agenda già 10 volte, telefonato 11 volte e stilato il business plan della sua prossima vita. Il napoletano probabilmente ancora non sa gli appuntamenti della giornata, ma ciò non vuol dire sia meno sveglio e attivo del milanese. Li facciamo chiacchierare e diventare amici, si sfottono sulla fede calcistica, sul clima e i mezzi pubblici, sulle loro abitudini. Uno tifa Napoli, canticchia “un giorno all’improvviso” con orgoglio e gongola per essere arrivato davanti al milanese in campionato. L’altro si esalta parlando del suo metrò che spacca il secondo e gongola a sua volta perché in questo sa di essere anni luce avanti rispetto al meridionale.
Arriva l’ora del pranzo: Pasquale ha nella borsa un bel panino con la frittata mentre l’altro ha la schiscetta con se, divisa per scomparti con riso, verdure e frutta. Capisci molto dalle persone anche da quello che mangiano e da come lo mangiano, però vi assicuro che anche l’organizzazione del milanese tentenna quando guarda il napoletano perché infondo infondo addenterebbe volentieri il panino anche lui, anche se è meno salutare.
Si è fatta ora di salutarsi, il milanese deve scappare, non importa dove ma deve andare via con una certa fretta, avrà altri mille impegni prima di tornarsene a casa. Con Pasquale invece abbiamo il problema opposto, perché a suon di chiacchiere si è scoperto che ha un cugino che a sua volta ha una cugina che ha una zia che è una mia parente lontana.
Morale della favoletta? Sono diversi ma possono coesistere se vogliono, almeno nel breve periodo. Uno è più caloroso, se gli dai la mano si prende tutto il braccio e hai la sensazione dopo poche ore di conoscerlo già da una vita, con l’altro fai più fatica perché è più freddo e scostante ma se ti metti di impegno, il ghiaccio piano piano riesci a scioglierlo. A fine incontro abbiamo saputo anche che si chiama Ambrogio, ha una moglie di origine meridionale e un bebè in arrivo. Più di cosi mi sembra davvero troppo.
 
 

ARRIVA L’ESTATE,HO BISOGNO DI UNA PAUSA

 Ho parlato di tutto in questo anno insieme. L’estate scorsa è nato questo blog fuori un terrazzino della costiera sorrentina, di fronte al Vesuvio e al pensiero di una Milano prototipo di una città nevrotica, esattamente come me. Questa Milano che mi somiglia troppo e troppe volte mi è stata persino stretta ha dato il via a una serie di riflessioni, 70 per la precisione, non tutte condivisibili ma ognuna frutto di una quotidianità che mi ha accompagnato in questi mesi. Abbiamo parlato di puntualità, di cibo, di abitudini agli antipodi, della calma e della fretta, di un metrò veloce come la luce e di una metropolitana un po’ malconcia stile “ io speriamo che me la cavo”… si è detto della pazienza virtù dei forti, di ospitalità, di fedi calcistiche. Ho scritto persino di ascensori che se premuti più volte arrivano prima, di compleanni e aperitivi sugli scogli, di toni di voce da tenori e di condomini dove la chiacchiera e l’inciucio contano di più del posto auto assegnato. Questo blog mi è servito per ridere di un contrasto che è nato dentro di me e non mi ha più lasciato da quasi 3 anni ormai; in alcuni momenti è stato una flebo di vivacità quando di vivace c’era solo la voglia e la necessità di scendere a correre e macinare chilometri, in tanti altri  è stato un hobby da coltivare e per sorridere di due realtà differenti. L’errore più grande che ho fatto non mentre scrivevo ma mentre provavo a vivere li fuori è stato mettere a confronto due città imparagonabili. Due poli opposti, troppo diversi per poter competere. Eppure la competizione l’ho creata io e l’ho portata avanti tra un bike sharing e un cavallo di ritorno, tra una corsa e un caffè al bar. Sono stanca di questa gara dove consentitemi di dire non esistono vincitori né vinti. Esisto solo io, con le mie debolezze e la mia forza, il mio modo di essere giusto o sbagliato che sia. La verità è che si può vivere sia a Napoli che a Milano, entrambe danno e tolgono qualcosa e semplicemente l’una non sarà mai l’altra. Una persona normale decide di prendersi il buono di entrambe le città e credetemi gli aspetti positivi non mancano anzi. Tuttavia non siamo tutti uguali e il potere della nostra testa a volte va oltre ogni ragionamento logico. Agli psicologi tutte le analisi del caso, a me la libertà di essere quella che sono, senza se e senza ma.

Ho bisogno di una pausa da questa competizione, per questo ho deciso di fermarmi un attimo. Vi posto due articoli che ho scritto per continuare a sorridere di alcune piccole usanze partenopee e nordiche. Cercherò altri argomenti di conversazione perché scrivere oltre ad essere un piacere a volte risulta anche un bel po’ terapeutico…se avete qualche suggerimento scrivete. Vesuviomilanese vi ringrazia e vi ascolta
 

IL DISTRIBUTORE AUTOMATICO, UNA PAUSA ROBOTIZZATA 

Non c’è ufficio a Milano che non abbia un distributore automatico. Non c’è fermata della metro o sala di attesa sprovvista di un rifornitore di cibo e bevande, con i famosi snack pieni di olio di palma e sconsigliati per una alimentazione sana e genuina. Sembrerebbe un paradosso per il milanese attento alla linea e con l’occhio sensibile al bio che avanza, ma cosi non è perché quando c’è da fare una pausa, il vizio della merendina è irrinunciabile, soprattutto se il menù per cena prevede una semplice quinoa con verdure. Cosi il distributore automatico è entrato di diritto nella routine nordica: è amato dai più perché ti consente brevi pause senza troppi francesismi, giusto il tempo di una breve conversazione su che tempo ci sarà nel weekend e un inciucio veloce sulla collega assente per malattia, che già si immagina gravida o stesa su una spiaggia alle Maldive.
Il rapporto con la macchinetta che in cambio della monetina ti eroga il caffè o un surrogato è comunque controverso perché quando invece c’è un guasto, un errore nella fuoriuscita o peggio la bestia si mangia il soldino, il milanese si trasforma e si incattivisce non poco, ho visto prenderli persino a spintoni come si fa con tizio che cerca di rubarti la fidanzata.
Insomma odio et amo verso il bar finto sempre pronto a soddisfare le tue esigenze.
Anche a Napoli trovi le macchinette automatiche ma non con la stessa diffusione. Ci sono comunque precise regole da rispettare prima di approcciare alla pausa automatica: per prima cosa è vietato prendere il caffè perché viene considerato imbevibile al pari di quello che si prende sui treni per intenderci. L’utilizzo del distributore è quindi limitato ad acqua e altre bevande perché la sostanza primaria dei napoletani è affare del bar con la B maiuscola e non può essere sostituito da certi automatismi. La caffeina è incompatibile con il robotizzato mentre un po’ meglio vanno i famosi snack, soprattutto in virtù del fatto che bio e cibo sano hanno una importanza decisamente inferiore al sud. Seconda regola, di stare in silenzio proprio non se ne parla durante una pausa ma è necessario tenere a mente che il distributore emette solo dei rumori e non è in grado di farti compagnia, al contrario del barista con il quale si può sempre avere sempre uno scambio di battute mentre si ordina. Terza regola ma non per importanza, tutto il mondo è paese per cui se si inceppa il meccanismo di emissione vai con le botte, tanto prima o poi si sblocca, con buone probabilità prima dell’arrivo del tecnico.

 

LE 4 FRECCE? UNA QUESTIONE DI STILE

Con un rapido sondaggio si è scoperto che i migliori guidatori al mondo sono napoletani. Il dato non sorprende più di tanto se pensiamo che noi al sud abbiamo una patente speciale. Per prima cosa il rispetto delle regole e dei semafori spesso si trasforma in una mera discrezionalità del guidatore, con tutti i pericoli che ne conseguono. Per non parlare poi dei pedoni che non si limitano ad attraversare la strada ma si lanciano letteralmente con o senza strisce pedonali. Cosi al posto delle scuole guide abbiamo delle vere palestre di vita, con i migliori docenti del mondo che ci insegnano a schivare le persone che spuntano ovunque e a stare sempre vigili e attenti. Siamo i migliori e non per vantarci ma la nostra patente è molto più di una tessera per riempire il portafogli, specialmente quando abbiamo a che fare con i ciclomotori che non si limitano a sorpassarci a destra o a sinistra ma vorrebbero persino sorvolare l’auto dimenticando che le ali per il momento le mette solo la Redbull, non certo il mercato automobilistico. Guidare a Napoli è una laurea ad Honorem e per conseguirla hai bisogno di una buona dose di pazienza e una vista da falco che ti consenta di prevedere in anticipo le difficoltà che la strada ti propone. In cambio di tanta bravura e spavalderia ci arroghiamo qualche diritto ad esempio l’utilizzo smisurato del segnale di emergenza.

Le famose 4 frecce che a Milano sono più uniche che rare, ad sud le utilizziamo come e quando vogliamo. Dobbiamo fermarci a prendere il pane e non c’è parcheggio? Nessun problema, azioniamo il triangolo rosso e andiamo. Aspettiamo l’amico che non arriva? No problem, 4 frecce e ci stanziamo anche al centro della strada se necessario. Ci fermiamo alla fermata dell’autobus? Tutto è concesso se abbiamo le 4 frecce. Sono il nostro ticket di parcheggio preferito, la corsia preferenziale da avere a portata di mano durante la giornata, poco importa se le usiamo per tutto fuorché per le emergenze. Credetemi al nord le uniche 4 frecce che ho visto sono le mie che quando scendo a fare un servizio veloce non dimentico di avere la patente speciale e un parchimetro a misura di napoletano.

Alzi la mano chi non le usa quando si allontana un attimo dall’auto per fare qualsiasi servizio. Pago un caffè volentieri, a Napoli ovviamente.

UN GIORNO ALL’IMPROVVISO VINCEREMO NOI

Scusate se vado controcorrente, ma solo io penso che il Napoli quest’anno doveva vincere lo scudetto? Si d’accordo siamo arrivati secondi, ok Higuain è entrato nella leggenda, per carità Sarri è un bancario che capisce tanto, tantissimo di pallone ma quel bianco/ nero ci precede sempre, ci anticipa come di consueto e al traguardo per primo ci arriva sempre lui, guarda caso con più di una giornata di anticipo. Leggo il Corriere dello sport ed è un vero tripudio per la squadra partenopea; sfoglio pagine di esaltazione, fuori ci sono i fuochi di artificio nonostante il diluvio universale si sia abbattuto sul Vesuvio ma sto pensando  solo io che tutto questo non basti? D’accordo tutti felici di entrare nell’Europa dei campioni ma onestamente, secondo voi, quando ci ricapiterà di alzarci 36 volte dal divano durante l’anno per gioire dei goal del nostro fuoriclasse? Pipita con una mezza rovesciata si va a prendere un record difficilmente ripetibile, si coccola quel pallone della tripletta che vale oro per quanto luccica eppure anche quest’anno il gradino più alto del podio non è nostro, c’è chi ha fatto di più. Solo io penso che a gennaio il nostro caro presidente poteva mettere mano al portafoglio per aggiungere alla causa un quid che ci permettesse il grande salto? Solo io credo che Sarri li ha spremuti come limoni ai nostri 11 leoni e nel momento più topico siamo andati a riserva e anziché trovare pompe di gasolio sulla strada, siamo incappati in un benzinaio di nome Zaza, maglia a strisce che più che rifornirci ci ha depauperato definitivamente lasciandoci fermi nel parcheggio di Torino?

Siamo napoletani, festeggiamo ed esultiamo per questo secondo posto perché la musichetta “the Champions” la prossima stagione farà compagnia al nostro “ un giorno all’improvviso”, abbiamo raggiunto un obiettivo prezioso come l’oro ma ricordiamoci che potevamo e dovevamo trovare il tesoro, non limitarci a qualche moneta di valore. I campionati si vincono, la città merita di guardare tutti dall’alto, non dobbiamo accontentarci di arrivare sopra le milanesi o staccare la Roma all’ultima curva.
Quel 36 mi rimbomba nella testa, penso ad un centrocampo finalmente all’altezza delle aspettative, ad una difesa che è cresciuta sempre di più, penso a quella tuta del mister che ad un tratto è diventata un vero amuleto…ne abbiamo fatta di strada. A settembre non avrebbero scommesso su di noi eppure al giro di boa eravamo li, pronti a sognare in grande. Il sogno però è rimasto nel cassetto e questo deve darci la rabbia e la spinta per migliorarci ancor di più.“ Un giorno all’improvviso… vinceremo noi” e allora altro che fuochi d’artificio, state certi che il Vesuvio ci laverà con lo champagne.

IL CAVALLO DI RITORNO

Ti hanno rubato l’auto o lo scooter e non sai come fare? A Napoli può capitare di ricevere uno squillo l’indomani mattina o la sera stessa del furto. Ancora un po’ scossi per l’accaduto, in una frazione di secondo ci domandano se rivogliamo il mezzo dietro corrispettivo di un prezzo pattuito. Chiamatela per nome, estorsione, illecito o semplicemente “cavallo di ritorno” fatto sta che questa pratica noi del sud purtroppo la conosciamo bene. All’origine di questa prassi, etimologicamente parlando, c’era un cavallo da nolo, preso in affitto per andare in un posto e che, dovendo tornare indietro da dove era partito, la seconda volta veniva fittato ad un prezzo nettamente inferiore. La metafora è la stessa, in cambio dell’auto ti chiedono un prezzo molto più basso dell’originario e la scelta ricade tutta sul proprietario che di solito ha a disposizione i canonici 60 secondi per decidere senza nessuno aiutino da casa.Non so se a Milano esistono animali che ritornano, reati più o meno frequenti di questo tipo e soprattutto non so come reagisce la persona interessata ma vi assicuro che dati alla mano, a Napoli le denunce da cavallo non sono poi cosi tante. In totale autonomia decidiamo invece se accettare il ricatto e pagare per avere quello che ci è stato sottratto, oppure desistere augurando al nostro ladro o rapinatore di spendere tutto il bottino in medicine, possibilmente quelle più costose.
Che al nord vadano a cavallo non ho nessun dubbio, ma che usino quello di ritorno qualche perplessità resta. In compenso se ti rubano la bici a Milano, puoi ritrovarla il sabato mattina al mercato di bici usate a Porta Genova. Anche in questo caso devi pagare per riaverla indietro, solo che avviene tutto alla luce del sole, infondo senza telaio non hai prove su chi fosse il precedente proprietario. Si chiama business, mercato, al mio paese si definisce camorra… magari non avrà un vestito da cavallo di razza, forse somiglia più ad un pony, sta di fatto che torna comunque indietro.